Gino Cucco mentre issa la vela sul burchio

Gino Cucco mentre issa la vela sul burchio – (Anni ’30)

La storia dell’impresa di dragaggi e opere marittime della famiglia Boscolo Cucco di Chioggia inizia intorno al 1870 con un burchio di venticinque metri che svolgeva attività di trasporto misto, da quello dei prodotti agricoli a quello della sabbia, dei mattoni e delle macerie, in quell’ambiente particolarissimo che è la laguna veneta, dove, da tempo immemorabile, i mestieri di terra e di acqua procedono l’uno accanto all’altro.

In un’epoca in cui il baratto e lo scambio costituivano ancora un sistema economico, che sopravviverà come un arcaico relitto fino agli anni Quaranta del Novecento, anche i trasportatori erano spesso pagati in natura, con servizi e prodotti dei loro stessi clienti.

Verso il 1900 Eugenio Cucco riceve in eredità dal padre il burchio con cui inizia l’attività di sabbionante, cioè di trasporto di sabbia, ghiaia e altro materiale inerte impiegato nell’edilizia e nella realizzazione delle infrastrutture, pur senza abbandonare quella dei trasporti misti. Durante la grande guerra 1915 – 1918, l’imbarcazione venne armata con una mitragliatrice e trasformata così in un battello da difesa che operò alla foce del Piave.

Siamo all’epoca della marineria a vela che, secondo una forte e radicata tradizione tipica dell’Adriatico, costituiva anche l’emblema distintivo del paròn di barca e della sua famiglia, attraverso i colori e i simboli che vi erano dipinti. La famiglia Cucco aveva dunque la sua vela, di colore rosso con penna e angolo di bugna neri, con al centro il simbolo costituito da un albero su cui sono posati due uccelli.

Gino Cucco, figlio di Eugenio, proseguì l’attività del padre con lo stesso burchio, incrementando poi la flotta con l’acquisto di un topo.

I tempi stavano cambiando rapidamente e l’avvento del motore portò al definitivo abbandono della vela negli anni intorno al 1950. Erano i tempi in cui l’economia nazionale usciva distrutta dall’ultima guerra, tempi in cui chi aveva le radici di un mestiere riusciva ad imporsi nel mondo del lavoro e, Gino Cucco di mestiere ne aveva da vendere.

Cambiano le tecniche di lavoro, i mezzi seguono il processo dell’automazione, le imbarcazioni si ingrandiscono e di conseguenza il “sabbionante” Gino Cucco diventa imprenditore, con la consapevolezza di superare il vecchio, proiettandosi in un futuro complesso e tortuoso.

L’escavazione di sabbia e fanghi è stata una attività indispensabile e connaturata all’ambiente lagunare, in realtà in questi anni di cambiamenti Gino Cucco seppe consolidare nel proprio territorio la sua professionalità, con la costante innovazione della tecnologia della flotta, ebbe modo di affermarsi in ambito dei lavori marittimi e fluviali lungo la costa adriatica e nazionale. Anche per questa ragione che assume una connotazione di azienda leader nel settore. Un brutto incidente gli tolse la vita nel 1985.

Famiglia Cucco a bordo di un topo da carico

Famiglia Cucco a bordo di un topo da carico – (Anni ’40)